LA BASILICA DEL SANTO: SPIRITUALITÀ ED ARTE DI GIORGIO SEGATO – PRESIDENZA VENERANDA ARCA DI S. ANTOIO
Da sempre si discute del fatto che le Basiliche, i Santuari, le chiese in genere, vanno intese come luoghi dello spirito, della comunità orante, che si rivolge a Dio e ai Santi intercessori per affrontare la vita, per rafforzare la fede, per trovare un po’ di consolazione, per calmare nel luogo sacro le inquietudini di ogni giorno e le paure esistenziali. Un luogo così importante, così ricco di tensione spirituale e di umanità che si sveste di qualsiasi arroganza per diventare luogo privilegiato del dialogo diretto con Dio, ha sollecitato gli artisti di ogni tempo a creare immagini ed oggetti di straordinario valore, certamente non per arricchire la Chiesa, il luogo di culto (anche se in alcuni casi l’accumulo ha forse finito per dare un’immagine diversa del luogo sacro, più legata ad un arcaico desiderio di fare più potente il luogo per mezzo dell’apparato esteriore) bensì per rendere più ricco e significativo il luogo del dialogo, per testimoniare anche una partecipazione materiale in forme che potessero anche tradursi poi in manifestazioni di carità, di ridistribuzione ai più poveri e in forme, come nel caso delle opere d’arte, di interpretazione estetica e di adesione etica , di sostegno e guida fiurale nelle molteplici tappe del percorso di salvezza. Chiese e Basiliche si sono così arricchite di straordinarie testimonianze architettoniche, di pittura murale, di quadri, di rilievi, di sculture, di oggetti d’oreficeria e argenteria di mirabile fattura, oltre che contribuire notevolmente a conservare gli antichi testi, gli antichi documenti. Così, a volte si è indotti a pensare a una chiesa, alle grandi Basiliche in particolare, come a Templi di ricchezza e a musei d’arte. E non di rado ci capita di entrare più che per pregare, per ammirare i capolavori custoditi: senza tener in adeguato conto che quei capolavori sono parte integrante della preghiera. Voglio dire che gli artisti hanno svolto un’opera creativa intorno a storie dell’antico e nuovo Testamento, a fatti, eventi storici, personaggi, miracoli che costituiscono l’identità profonda del luogo sacro, rendono espliciti il suo carattere e la sua destinazione nel tempo. E la distribuzione non è mai casuale, ma per momenti di culto, di preghiera, di meditazione, di scoperta. Raramente le opere d’arte sono e vogliono essere sfoggio di ricchezza materiale o semplicemente concettuale o di mestiere , ma – a volte anche attraverso l’esuberanza della materia – intendono soprattutto colpire e sedurre la sensibilità, la fantasia, e sollecitare la partecipazione a ciò che si rappresenta, a far penetrare nell’intimo la credibilità e la forza persuasiva della rappresentazione. A volte, per le anime più semplici, con interventi misurati, e diretti, immediatamente colloquiali, altre volte con ridondanze che suscitano meraviglia: dalla semplicità romanica, all’inquietudine spirituale gotica, con gli occhi a mandorla rivolti dentro, al pensiero, all’evocazione, e le guance arrossate da intime illuminazioni, dall’arte rinascimentale, con la rotonda valorizzazione dell’uomo integrale e responsabile del proprio destino, all’arte barocca che mette in evidenza luci e ombre, pieghe ed emergenze dell’animo umano, e poi i ritorni alle armonie classiche, all’emotività romantica, al realismo e iperrealismo contemporaneo, all’arte povera che sembra annullare ogni aggettivo, ogni orpello per far parlare solo le linee costruttive, la luce e l’ombra, in una ricerca di spazio architettonico eloquente, in continuità armoniosa tra psichico e fisico: momenti diversi e complementari di sensibilità e spiritualità che vanno compresi, goduti nella loro qualità di esperienza e di comunicazione di una sensibilità, quella dell’artista, altamente qualificata.
E’anche in questa direzione che intende intervenire la Veneranda Arca del Santo dichiarando e programmando la propria disponibilità a guidare pellegrini e studiosi, studenti e amministratori pubblici, religiosi ed operatori culturali alla comprensione più compiuta della ricchezza autenticamente ‘estetica’, cioè di sensibilità coltivata nella ricerca di bellezza e mirata alla chiarificazione di contenuti religiosi ed etici. del patrimonio artistico della Basilica.
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