Padova, 2005; Pagine 128; prezzo di copertina: € 40,00
Progetto editoriale: ATHENA ARTE E COMUNICAZIONE
ALCUNE DELLE SPLENDIDE FOTO DEL LIBRO:
Per informazioni sul libro "L'Arca del Santo":
Tutta la vicenda del Santo ruota intorno all’Arca: Arca come tomba, ma anche Arca come Istituzione. E qui inizia la nostra storia che parte dal sepolcro marmoreo, ovvero dal luogo fisico in cui fu deposto il corpo di Sant’Antonio, per arrivare allo Statuto del 1396 da cui ha origine la Veneranda Arca: un’Istituzione della città che ha assunto nei secoli in Padova un’importanza fondamentale storicamente e socialmente.
Tutti gli atti amministrativi, i resoconti economici, le risoluzioni giuridiche e legali passano per gli Archivi della Veneranda Arca, anche se non sempre i faldoni sono stati conservati e archiviati correttamente con molte contraddizioni nei documenti nella stessa ricognizione seicentesca del Saviolo.
Come nasce l’Arca del Santo e soprattutto perché? Quali esigenze motivarono la creazione di questa Istituzione e come cambiarono le cose nel corso dei secoli, visto e considerato che la Veneranda Arca di Sant’Antonio esiste ancor oggi e svolge sempre le sue funzioni?
Il punto fondamentale che determinò l’esigenza di creare l’Istituzione della Veneranda Arca del Santo nasceva da una regola imprescindibile, ovvero dalla regola di S. Francesco, abbracciata da frate Antonio e dai suoi seguaci: secondo questa regola i frati dovevano per voto vivere in povertà ed era quindi fatto divieto ai minori conventuali di maneggiare denaro e beni. La tenuta dei libri contabili e l’amministrazione dei beni, onde poter trarre profitto dalla vendita di immobili o dalla coltivazione e dall’affitto dei campi, iniziò già subito dopo la morte del Taumaturgo a rivelarsi un’incombenza per i frati, che necessitavano di essere affiancati da capaci amministratori laici.
Gli amministratori laici erano dunque i Custodi dell’Arca, perché attraverso la retta amministrazione delle offerte destinate al Santo, garantivano che la comunità religiosa dei frati di Sant’Antonio potesse continuare a svolgere il ministero e le attività di predicazione e di apostolato.
Questo modo di amministrare le offerte, affidandone la gestione pratica a dei procuratori o “Custodi dell’Arca” continuò ad attuarsi fino al 1396, quando l’Arca da destinazione, da luogo fisico diventava Istituzione con il primo Statuto.
In effetti i frati si erano da tempo accorti che questi procuratori non amministravano bene le loro rendite, compiendo per lo più delle alienazioni inibite dalla bolle papali. Fu così che approfittarono della venuta in Padova del Reverendissimo Padre Enrico da Asti, Ministro Generale dell’Ordine dei Minori, della presenza del Padre Provinciale e di tutti i religiosi della Basilica, per stendere secondo la loro necessità e coscienza i primi Statuti dell’Arca.
Dall’esame dei libri nei quali sono annotate tutte le operazioni compiute dai Massari nell’amministrare le rendite si comprende di quanto la città attraverso i laici abbia partecipato alla vita religiosa e amministrativa della Basilica e di quanto si sia identificata in essa, intervenendo fattivamente nella gestione e nel governo delle offerte e delle rendite dell’Arca del suo Santo.
Personaggi: Sovrani, Papi, ospiti curiosi
A molti di questi ospiti l’Archivio storico della Veneranda Arca del Santo dedica qualche riga, mentre a proposito dei personaggi più autorevoli sono annotate nelle cronache con scrittura minuziosa tutti i particolari aneddotici di quelle visite.
Il 15 luglio 1574 si trovava in Padova il Re di Francia. Le cronache riportano la notizia che il Re cristianissimo Enrico III di Francia prima di ripartire da Padova verso Rovigo volle vedere la bella chiesa di Sant’Antonio confessore, consumando più di mezz’ora ad osservare minutamente ogni cosa, lasciando per offerta una lampada del valore di ottocento scudi d’argento.
La questione dell’offerta della preziosa lampada non è secondaria perché costituisce un’interessante misura di paragone non solo per i Sovrani che si avvicendarono negli anni successivi al Santo, ma anche per le donazioni alla Veneranda Arca.
La stessa Imperatrice Maria d’Austria, figlia di Carlo V e sorella di Filippo II, quando venne a Padova il 25 settembre 1581 vide il dono che il re di Francia aveva lasciato qualche anno prima e non volle essere da meno, destinando all’altare del Santo la rifinitura di una simile lampada finemente cesellata in oro e argento.
Dunque i Padovani, per legare nel ricordo la città ai due illustri Sovrani, decisero di offrire al Santo una terza lampada per “fare cosa perfetta”, lavorata alla stessa maniera delle altre due, ma più piccola. Le carte d’archivio testimoniano che le tre lampade furono impiegate sempre insieme nelle solenni feste e ricorrenze dai frati della Basilica davanti all’Arca del Santo.
L’accaparramento di reliquie e la questione veneziana
Ora avvenne che nel corso dei secoli la devozione per il Santo di Padova e il grande richiamo di pellegrini da ogni parte del mondo alla Basilica che ne custodisce le spoglie mortali siano stati fenomeni così imponenti e incessanti, da determinare una vera e propria corsa all’accaparramento di reliquie. D’altro canto la protezione di Sant’Antonio e tutto ciò che il Santo Taumaturgo rappresentava nella sfera della religiosità di Stato e privata, spinsero molti principi regnanti, imperatori, re e potenti da ogni parte d’Europa a chiedere all’Istituzione della Veneranda Arca la concessione di qualche importante reliquia.
Il 29 febbraio 1562 la Repubblica di Venezia chiedeva alla Veneranda Arca che le venisse ceduta una reliquia del Santo per la consacrazione di un nuovo altare da edificare nella Chiesa palladiana della Salute. Un atto di devozione e di esemplare pietà, come ebbe a definirlo il Senato veneziano, spingeva la Serenissima in un momento doloroso durante l’aspra guerra contro il Turco a consacrarsi a San’Antonio per ottenere la sua protezione; l’altare nella Chiesa della Salute altro non era che un voto della città di mare per invocare l’aiuto di Sant’Antonio.
Il modo in cui il Consiglio dei Dieci supplicava l’Arca di poter ottenere una reliquia del Santo è elegante e magniloquente: si faceva leva sull’emotività della situazione, ricorrendo all’immagine della pietà per gli infausti avvenimenti di quegli anni e per la lotta sanguinosa contro il fiero nemico Ottomano, che causava dolorosi lutti e sacrifici alle genti venete.
Nella narrazione del libro sono evidenziate tutte le fasi di questa donazione, le controversie con altri prìncipi stranieri e “la questione delle false reliquie” con aneddoti e cronache d’archivio.
Dalle spoliazioni Napoleoniche ai Patti Lateranensi fino ai nostri giorni
Dopo aver resistito alle razzie di Napoleone e alle leggi eversive dello Stato Italiano del 1866, il governo della Veneranda Arca del Santo nella sua autonomia sopravvisse di fatto fino all’11 febbraio 1929, giorno in cui il Regno d’Italia e la Santa Sede firmarono i Patti Lateranensi. L’articolo 27 del Concordato dichiarava: “Le basiliche della Santa Casa di Loreto, di San Francesco in Assisi e di Sant’Antonio in Padova con gli edifici ed opere annesse, eccettuate quelle di carattere meramente laico, saranno cedute alla Santa Sede e la loro amministrazione spetterà liberamente alla medesima”.
Dunque il Vaticano con regolamento sottoscritto il 18 maggio 1932 diventava proprietario della Basilica del Santo con il Sagrato antistante, il Convento e i chiostri, con tutte le aree e i fabbricati accessori, l’Oratorio di S. Giorgio e la Scuola del Santo. Passavano alla Santa Sede tutti i beni mobili di arredo della Basilica e del Convento, le raccolte della Biblioteca antoniana, del Museo antoniano e dell’Archivio musicale.
Nell’atto veniva specificato che essendo stata nei secoli la Veneranda Arca un Ente di fondamentale importanza per l’amministrazione, la conservazione e il miglioramento degli edifici monumentali del monumento antoniano, sarebbe dovuta continuare a esistere e a funzionare, ricevendo lasciti e donazioni e amministrando per la custodia e il restauro del complesso antoniano.
La Convenzione con la Santa Sede (artt. 4-5-6) chiariva la composizione del Collegio di Presidenza della Veneranda Arca. Questi articoli vennero poi ripresi fedelmente nello Statuto dell’Arca approvato l’11 marzo 1935 e ancora vigente.